Una notte al lago di Pilato

una fantastica serata

Scattare una foto della via lattea che si riflette nel lago di Pilato era un’idea che mi accompagnava da tempo e le condizioni questi giorni sembrano ideali, inoltre la cometa Neowise è ben visibile in cielo, questa occasione si ripresenterà tra circa 6.800 anni, ne devo approfittare assolutamente. Così io e il mio amico Mario decidiamo di approfittare di questo straordinario evento. L’idea è quella di partire nel primo pomeriggio per essere al lago di Pilato prima del calar del sole. La mattina cerco di organizzarmi con l’attrezzatura da portare, ma alcuni imprevisti mi distolgono da questa operazione e così mi ritrovo a buttare cose alla rinfusa nel mio zaino per non ritardare all’appuntamento. Si sale in macchina in direzione Foce dove inizieremo la nostra camminata per raggiungere il lago a 1941 metri di altezza. Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia ma ci incamminiamo con passo deciso lungo il sentiero, la temperatura è ancora alta ed il peso degli zaini carichi si fa sentire dopo pochi chilometri. Passano poco più di due ore, il sole comincia a scendere oltre le montagne e la temperatura cala drasticamente fino a raggiungere i 7 gradi. Alle 7:00 pm giungiamo in prossimità del lago e scopriamo che è praticamente vuoto a causa delle scarse precipitazioni, delusi raggiungiamo la grotta ai piedi del Gran Gendarme dove passeremo la notte.
Scarichiamo i nostri zaini e mentre stendiamo stuoie e sacchi a pelo sentiamo dietro di noi una voce “ci sono due posti?”, sono due ragazzi di Rieti che come noi sono venuti a fare le foto in notturna. Dopo le presentazioni ci beviamo un bel tè caldo e attrezziamo la grotta per la notte. La notte è ormai vicina e la temperatira scende ulteriormente. Decido di mangiare qualcosa e riscaldarmi un po’ nel mio sacco a pelo. È mezzanotte, preparo la mia macchina fotografica Nikon D7200 mentre i ragazzi di Rieti sono già fuori a scattar foto da almeno un ora. Esco dalla grotta e mi si presenta uno spettacolo indescrivibile, alla mia destra la via lattea e a sinistra la cometa Neowise, non potrei desiderare di più. Faccio qualche scatto e provo il mio nuovo obiettivo Tokina acquistato appositamente per l’occasione. Rimango così assorto da questo spettacolo, preferisco contemplarlo che immortalarlo, solo qualche scatto fino a che il freddo non si fa troppo intenso che costringe a rientrare nel mio caldo sacco pelo. La mattina ci svegliamo all’alba, carichiamo gli zaini con i ricordi di questa fantastica serata, iniziamo il cammino lungo il sentiero in discesa. In 2h 30m arriviamo nel paese di Foce e ci concediamo una meritata colazione prima di risalire in macchina per il rientro a casa. Durante il viaggio i miei pensieri sono ancora lì tra le stelle e non è detto che alla prossima luna nuova io non decida di rivivere questa fantastica avventura.

Lago di Pilato
Il lago si trova nel parco nazionale dei Monti Sibillini a 1941 metri di altezza. È l’unico lago naturale delle Marche ed è particolarmente suggestivo per la sua ubicazione, circondato da pareti verticali sotto la cima del Monte Vettore. La sua formazione risale a circa 10.000 anni fa in epoca glaciale.
Nelle sue acque vive un piccolo organismo di pochi millimetri di colore rosso scoperto nel 1957. Questo piccolo gamberetto è una specie unica e si è adattata all’ambiente sviluppando un singolare modo di nuotare a pancia in su e in caso di difficoltà come l’assenza di acqua nel lago, questo piccolo organismo riesce ad arrestare il suo sviluppo con un parete protettiva per poi ritornare vitale quando si ripresenteranno le condizioni idonee.

Leggenda
Il nome del lago è dovuto ad una leggenda che narra che l’imperatore Tito Vespasiano fece giustiziare Ponzio Pilato per non aver impedito la crocefissione di Gesù ed il suo corpo venne caricato su un carro trainato da due bufali che da Roma arrivarono fino ai monti Sibillini dove arrivati alla Cima del Redentore si gettarono nel lago sottostante. Dal XIII secolo era un luogo di ritrovo di negromanti dove consacravano demoni e libri di magia. Le autorità politiche e religiose del tempo dopo innumerevoli vicende catastrofiche imputate alla magia, decisero quindi di porre una forca all’inizio della vallata come monito ed attorno al bacino furono alzati muri a secco per impedire il raggiungimento delle acque.

Testo: Nicolas Ambrosoni